Fest-Festival Ed. 2002


[terza edizione]
Fest-Festival 2002

Date: 11-16 Giugno
Presso: Centro Interculturele Zonarelli.
Preceduto l'8 Giugno da Partòt Parata [prima edizione]

disse Einstein: "...ogni invenzione è frutto della successione di numerose generazioni creative..." quindi appartengono a tutti.

Editoriale Fest-Festival 2002: Mostra l'editoriale

Dibattiti"Le parole degli altri" Mostra introduzione al dibattito

Programma: Mostra programma completo

{/moshide}“ARUNA – LA LUCE”

Schede spettacoli:Nasconti

MILON MELA

Direttore Artistico: ABANI BISWAS

Indian Chhau Dance Party

SUDHIR KUMAR, ADHAR PARIT, SANTOSH KUMAR, KARTICK KUMAR, PARMESHWAR KALINDI

JAGADISH PRASAD PARIT, ONIL BISWAS

Musicisti Baul

SUBAL DAS, TINCORI CHAKRABORTY, KALIPADA ADHIKARY, NITYA GOPAL DAS

Maruti Marma Kalaisangham

JAYA CHANDRAN NAIR, VASU JOY

Attori tecnici

RAMAKRISHNA DHAR, BAREN SIKDER

Il gruppo di Milon Mela è composto da:

7 danzatori Chhau

4 musicisti Baul

2 maestri di Kalaripayattu, arte marziale

5 membri della Ricerca delle Sorgenti

Ogni gruppo presenta con grande maestria la propria disciplina:

. Canti, musiche e danze dei Baul del Bengala (strumenti a corde, percussioni, cimbali).

. Forme di saluto e combattimenti dei Kalaripayattu (bastoni, spade e scudi, coltelli ecc.) e Danza del Fuoco.

. Le danze Chhau con le magnifiche maschere, le acrobazie ed un ricco

repertorio di storie tratte dai Purana, dal Mahabharattha e dal Ramayana. I

danzatori sono accompagnati da grandi tamburi (Nagra e Dhol), dallo Shenai

(piffero) e dai cimbali.

Questo spettacolo è nato dall’incontro di lavoro fra artisti e maestri di diverse discipline performative dell’India (i musicisti Baul del Bengala, i maestri dell’arte marziale il Kalaripayattu del Kerala e i danzatori tribali Chhau del Bhiar) guidati da Abani Biswas.

Narra la storia della Grande Madre Durga, simbolo della vittoria sulle forze della distruzione.

Elementi provenienti da antichi rituali e la maestria tecnica degli artisti si susseguono nella rappresentazione.

La musica Baul, “Ashar Bandonà” chiama il pubblico e dà inizio allo spettacolo. Questo ritmo nella tradizione Baul ha la funzione di dare il “Benvenuto”, di accogliere e stabilire un primo contatto con l’altro e nello stesso tempo di rafforzare la concentrazione dei musicisti.

Solo dopo aver cercato di toccare il cuore di chi è con noi si invoca la Divinità. L’eco di un mantra sanscrito ci introduce nel Mondo del Sacro e del Mistero. L’”Om Shanti”, il suono in grado di raggiungere il profondo e l’Altissimo, risveglia l’armonia e la pace: La Grande Madre Durga, circondata dai figli Ganesha e Katikeya appare in scena in atteggiamento vittorioso.


TEATRO-MUSICA

venerdì 14 giugno 2002

ore 20.30 dimostrazione-spettacolo

“I CANTI RITUALI DELL’ISLAM”

Dimostrazione-spettacolo con KASSIM BAYATLY

Si tratta di una sorta di performance che mira a dare una spiegazione intorno alla cultura musicale nella società arabo-islamica, con l’esecuzione di brani musicali di flauto, canti vocali e percussioni all’interno di tre sfere culturali: la sfera prettamente religiosa, la sfera della confraternita dei Sufi e la sfera artistica.

Tale performance è un modo pratico (informativo) per trasmettere aspetti della tradizione arabo-islamica che prolunga nell’attualità la memoria individuale di un artista dell’Iraq che vive in Italia.

La durata dell’incontro è di 60 minuti ed è aperto al pubblico per il dibattito.

Kassim Bayatly

nasce a Baghdad nel 1955. E’ studioso e regista di teatro.

Nel 1971 si iscrive all'istituto d'arte drammatica di Baghdad. Inizia la sua attività teatrale professionale con un gruppo di teatro, lavora, in qualità di attore, presso la Radio e TV irachena.
Nel 1976 si diploma in cinema e nello stesso anno lascia l'Iraq per recarsi in Europa mirando a perfezionare i propri studi. Si stabilisce in Italia svolgendo diversi lavori fino al 1979 anno in cui si iscrive all'università di Bologna DAMS, dove si laurea nel 1984 e consegue il titolo di dottorato nel 1989 con una tesi su “le forme spettacolari nella civiltà islamica”, con il prof. Claudio Meldolesi, storico di teatro.

Nel 1984 fonda il “Teatro dell'Arcano” presentando il suo primo spettacolo di regia “La storia dell'eremita”, un'elaborazione di tre racconti delle Mille e una notte.

In seguito realizza e produce, con il medesimo gruppo sette spettacoli teatrali, presentati in diverse città, in Italia e all'estero. Nel 1989 viene richiesta la partecipazione del suo gruppo con lo spettacolo teatrale “Istmo barlume d'oriente” in occasione del gemellaggio della città di Firenze con la città di Fez (Marocco).

Ha tenuto lezioni universitarie e conferenze sulla tecnica dell'attore e sulla danza orientale araba presso diverse università italiane: Bologna, Firenze, Siena, Lecce, Roma, e straniere: l'università di Cambridge, la S.O.A.S. di Londra, l'università di Baghdad.

Nel l 987 partecipa nell'opera lirica “Genesi” composta da Franco Battiato, presentata al teatro Regio di Parma, eseguendo la danza Sufi.

Ha pubblicato diversi saggi e libri in lingua araba sul teatro. In lingua italiana ha pubblicato alcuni saggi e due libri: uno dal titolo “Il corpo svelato” che tratta la problematica e la tecnica della danza nella società arabo-islamica; un altro dal titolo “Dialoghi intorno al teatro” che contiene sei lezioni sui maestri del teatro del novecento europeo.
Dal 1997 con il teatro popolare d'atre Mascarà di Firenze con il quale ha partecipato in qualità di attore e di drammaturgo a due spettacoli teatrali con la regia di Gianfranco Pedullà.
Attualmente vive a Firenze ed opera con il Teatro dell'Arcano come regista e drammaturgo. Continua a tenere conferenze e seminari sulla tecnica dell'attore e sulla danza espressiva araba svolgendo l'attività di studioso e di regista di teatro.


TEATRO-DANZA

venerdì 14 giugno 2002

ore 18.30 vestizione e trucco

ore 22 dimostrazione-spettacolo

“UN ATLETA DEL CUORE”

L’attore in bilico fra oriente e occidente

Dimostrazione-spettacolo con MARIO BARZAGHI

Questa dimostrazione vuole mettere lo spettatore a contatto con il lavoro dell’attore, aiutarlo ad entrare dentro quella “macchina”, quel meccanismo, quell’ “organon” in movimento che è l’attore. Percepire la ricchezza e la profondità che si nascondono dietro l’apparenza, il lavoro finito. Ciò che accade all’esterno, il visibile, è frutto di un lungo lavoro che si sedimenta nel tempo. “Ci sono i particolari e c’è il dettaglio. I particolari sono più o meno importanti. Il dettaglio però è essenziale” (Franco Ruffini).

L’obiettivo, allora, è scoprire e mettere in evidenza l’essenziale: il percorso di un attore in bilico fra Occidente (l’arte del teatro occidentale) ed Oriente (l’arte della danza indiana Kathakali), che agisce con lucidità, agilità e grazia. Attraverso la sua sincerità egli mostra il suo “corpo deciso”, ci pone dinanzi agli occhi “l’immagine atletica di un corpo impegnato nella lotta” (Antonin Artaud) che persegue con coscienza uno scopo: “il lavoro di un operaio esperto”.

“Tale lavoro ricorda sempre la danza, sfiora e tocca i confini dell’arte e procura un grande godimento”.

Nel Kathakali si arriva al massimo del risultato quando l’attore danzatore riesce a “rendere visibile la poesia”. L’epica delle storie coincide col carattere epico dell’allenamento a cui viene sottoposto l’attore/danzatore.

Nella dimostrazione Mario Barzaghi cerca di spiegare com’è possibile praticare queste intuizioni, queste idee, in modo artigianale.

Un atleta del cuore è il titolo scelto da Mario Barzaghi per la sua affascinante lezione spettacolo. Riprendendo una frase di Artaud, “l’attore è un atleta del cuore”, Franco Ruffini sottolinea l’analogia tra l’atleta maestro dei muscoli, il poeta maestro della parola e l’attore maestro del cuore, ma Mario Barzaghi, (in un incontro che partendo dal Kathakali, attraverso immagini michelangiolesche, conduce a Dante), pare fondere potenzialmente tutti questi caratteri.

Un attore in bilico, un corpo capace di alta espressività segmentando braccia, mani, gambe e piedi, ricercando una forte sintesi poetica, limando ogni passaggio, donando il proprio sforzo alla leggerezza comunicativa verso il pubblico.

Valeria Ottolenghi, Gazzetta di Parma, 22 maggio 1999


TEATRO

giovedì 13 giugno 2002 ore 21

“APPRODO”

spettacolo itinerante nei luoghi

IL CETRANGOLO


di e con
Tommaso Correale Santacroce
Stefania Erriquez
Maurizio Mantani
Andrea Martignoni
Sauro Rossi

Tessuto sonoro
Andrea Martignoni

Regia
Tommaso Correale Santacroce


Approdo è la storia di quattro viaggiatori, partiti in nave per una grande festa che pare non poter finire.

Insieme brindano e inneggiano all¹oblio e alla forza; sono moderni argonauti, boriosi, inclini al delitto e alla fuga.

Ma i loro giochi sono alla fine: i festanti incontrano i loro fantasmi e sono costretti ad affrontarli.

Il pubblico viaggia con loro; come testimone, li aiuta ad affrontare la memoria e la realtà. Così il teatro diventa un vascello da governare, la piazza un campo di battaglia, le strade percorsi attraverso il tempo.

Vi compaiono trampoli, burattini e pupazzi, estensioni visionarie dei quattro personaggi in scena.

Approdo ripercorre i meccanismi narrativi del mito greco dei Mini alla ricerca del Vello d'oro, trasfigurandone i temi e ridisegnandone le geografie. Il viaggio letterario si modifica nell¹incontro con i luoghi che ospitano il viaggio teatrale.

Approdo è realizzato e prodotto dal Cetrangolo di Bologna, un¹associazione di artisti-artigiani del teatro e della musica che dal 1996 svolge un¹attività di ricerca sulla drammaturgia degli spazi e il lavoro del performer.


MUSICA

sabato 15 giugno 2002 ore 22.30

EL HADYI NIANG, MOR AWA NIANG E I PERCUSSIONISTI N’GUEWEL

I percussionisti N’Guewel sono: Mbagnick Niang e As Cunta Niang.

Questi musicisti sono tutti griot.

Il griot è la figura centrale di molti popoli africani. Il griot è il mediatore, è il consigliere dei Re e dei capi religiosi. E’ il mediatore della tradizione orale; è il conservatore della biblioteca del suo popolo.

Il griot è padrone della parola e la parola è la sua arma.

El Hagji Niang (Aladji Birame Niang)

Suonatore di Tama e altre percussioni africane, originario del Senegal, nel '90 inizia a lavorare come musicista-attore con il Teatro delle Albe (oggi Ravenna Teatro).

Ha partecipato a vari spettacoli lavorando assieme agli attori senegalesi Mandiaye N'Diaye e Mor Awa Niang :

Lunga vita all'albero scritto e diretto da Marco Martinelli (direttore di Ravenna Teatro);

I ventidue infortuni di Mor Arlecchino scritto da M. Martinelli e diretto da Michele Sambin;

Nessuno può coprire l'ombra scritto da Martinelli e Saidou Moussa Ba, diretto da Martinelli;

Griot Fulêr scritto da Luigi Dadina e Mandiaye N'Diaye e diretto da L. Dadina;

Odissea Blu realizzato sotto la direzione del coreografo Micha Van Hoecke.

Mor Awa Niang

“Mi chiamo Mor Awa Niang e sono nato a Gourbel in Senegal.

Mio nonno era griot ed anche il nonno di mio nonno. Mio nonno inoltre è stato anche un grande lottatore che poi ha smesso per convertirsi all’Islam; da allora la mia famiglia è diventata una famiglia di artigiani Rabb. Da quando sono nato ho ereditato tutto da mio nonno ballando e cantando nelle cerimonie e nelle feste religiose, nelle scuole e partecipando a diversi festival in Senegal e nella Costa d’Avorio.

Nel 1989 sono partito dal Senegal per l’Italia alla ricerca di un lavoro; quando sono arrivato, dopo due mesi di lavoro come venditore ambulante, ho incontrato il Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, con cui ho iniziato a realizzare diversi spettacoli:

Ruh Romagna più Africa uguale, Siamo asini o pedanti, Lunga vita all’albero, Nessuno può copiare l’ombra, Griot Fulêr, All’inferno, I ventidue infortuni di Mor Arlecchino.

Ho partecipato anche ad altri spettacoli con altri gruppi; ho lavorato per la televisione e per il cinema, sia qui in Italia sia in Senegal.

Sono diventato il primo Arlecchino nero in Italia ed in Europa.”


MUSICA

giovedì 13 giugno 2002 ore 22.30

“AIO’ NENE’. Vengo dal nord ma sono del sud”

LUISA COTTIFOGLI (voce, composizioni)

GABRIELE BOMBARDINI (chitarre)

MATTEO SCAIOLI (tabla, percussioni)

GIAN LUCA BECCARI (video-installazioni)

Il concerto nasce come spettacolo multimediale per sestetto e installazioni video.

Dopo il debutto tenutosi a Vienna nel 1999 (trasmesso in diretta sulla radio nazionale austriaca ORF), “Aiò Nené” multimediale ha riscosso successo in India durante la tounée del Jazz Yatra Festival 2000, in Austria al Linz Fest 2000 e all’Akkordeon Festival 2000 di Vienna, in Svizzera a La canzone donna di Locarno e in altri festival italiani.

“Vengo dal nord ma sono del sud: è un po’ come mi sento io che sono nata sulle Dolomiti (da madre friulana di lingua slava e da padre marchigiano) ma sono profondamente mediterranea... anzi, un’emigrante continuamente in viaggio.

L’ispirazione di questo progetto nasce infatti dalla tradizione italiana, ma la musica risente inevitabilmente di linguaggi appartenenti ad altri paesi. La musica stessa è comunque qualcosa di vivo in continua trasformazione, capace di farsi comprendere oltre ogni confine culturale e linguistico, di tirare invisibili linee di unione, di arrivare ad ogni essere umano senza mediazioni: è portatrice di pace.”

Luisa Cottifogli

Luisa Cottifogli

A Bologna ha studiato canto diplomandosi al Conservatorio Martini e ha lavorato come soprano in varie stagioni d’opera del Teatro Comunale.

Ha vinto i concorsi "Ispra '92" e " Accademia Filarmonica Romana '94" con il San Petronius Trio.

Ha lavorato con Andrea Centazzo, Giovanna Marini, Pedro Memelsdorff, Ettore Fioravanti, Tomaso Lama e per AGON di Milano, "Caronte" di Brescia, "Octandre" di Bologna , "Soli-Tutti" di Parigi. Ha inciso per Flavio Premoli (PFM), Pedro Elias (per la TVE spagnola), Mauro Bonifacio (radio-film per la RAI).

Leader e arrangiatrice del sestetto vocale femminile Vocinblue, ha collaborato con Glauco Mauri, Azio Corghi e "Sentieri Selvaggi" di Milano; ha registrato per Ivano Fossati , Lucio Dalla e Nicola Campogrande.

Si è esibita in Italia, in Austria, Svizzera, Francia, Germania, Spagna, Irlanda e in India.

Ha inciso per Virgin, Sony e Pressing e ha dato voce ad alcune importanti pubblicità televisive.


MUSICA

sabato 15 giugno 2002 ore 19.30

STIKKEREBALLA

in concerto

FABRIZIO CALANDRA (chitarra, concertina, voce)
PEPPE SCUCCIAMARRA
(contrabbasso)

ANDREA MURRU (mandolino, bouzuki)

NOLWENN LE GUEVEL (clarinetto, ocarina)

NICOLA SPARASCI (percussioni)

SAVERIO UCCHEDDU (batteria)

Sei elementi cercano di dare vita ad un genere che riesca a sfuggire alle catalogazioni convenzionali, fondendo sonorità popolari, folk, balcaniche, utilizzando ritmiche che vanno dalla tammorra allo ska, dalla pizzica al tango.

Il fine è di ottenere un movimento incontrollato del corpo.

Presenti al Ferrara Buskers Festival 2001, sono risultati vincitori del premio Comune di Pelago "On the road festival"  2001.


MUSICA

mercoledì 12 giugno 2002 ore 22.30

SONS OF GASTARBEITA – S.O.G.

in concerto

In Germania i 'Sons of Gastarbeita' sono figli di immigrati di seconda e terza generazione, di origine turca, italiana e palestinese. Il gruppo si è formato nel 1994 all'interno di un progetto HipHop Rap contro il razzismo e nel dicembre dello stesso anno erano già vincitori del Ruhr-Rock Festival.

Il loro primo album 'Du so' è del 1995, il singolo 'Living on the moon' del 1996, seguito da 'Realitaet - was ist das konkret?' del 98 e infine da 'Bum Shaka Lakka'.

Hanno sul loro conto più di 500 concerti attraversando tutta la Germania.

Le prime esperienze all'estero sono state in Belgio in cooperazione con il Goethe Institut e successivamente con il Goethe Institut di Parigi, dove hanno fatto workshop e concerti.

Nelle tournée hanno lanciato il loro messaggio: "una convivenza pacifica tra persone di provenienze diverse è possibile".

Il rap offre la possibilità di esprimere le proprie esperienze, rabbia, delusioni e desideri e sviluppare un 'buon feeling' sul palcoscenico.

Canalizzare energia positiva, sfogare la rabbia, renderla pubblica e sviluppare così autoconsapevolezza e trovare nuove strade di autoaffermazione è l'idea base di 'Rap fuer Courage at work', il progetto culturale giovanile multimediale dei Sons of Gastarbeita.

Il progetto di quest’anno rappresenta un seguito rispetto a quello del giugno 2001 in cui i rapper di Marsiglia “Crew du Ref” furono ospitati a Bologna, durante il FEST-FESTival, e fecero uno scambio e un concerto col gruppo italo-ghanese dei “Peace-Brothers”.

Quest’anno i “PeaceBrothers” e due gruppi del “Centro Musicale Ca’ Vaina” di Imola fanno un’esperienza laboratoriale con i “Sons of Gastarbeita”, gruppo tedesco di rapper professionisti. Il seminario comprende diverse fasi: la composizione –della musica e del testo-, la realizzazione di un videoclip e i concerti.


MUSICA

domenica 16 giugno 2002 ore 22.30

DRAGAN NIKOLIC

e i DIAMANT BRIN

in concerto

Dragan Nikolic (fisarmonica)

Goran Stojanovic (tastiera)

Ivan Jovanovic (fisarmonica)

Riccardo Pittau (tromba)

Salvatore Panu (batteria)

Questi artisti suoneranno musica rom dell’area balcanica, coinvolgendo il pubblico con le melodie di cui sono maestri.

Dragan Nicolic, eccezionale musicista rom, ha fondato i Diamant Brin nel 1990 all’interno della comunità di rom serbi, giunti in Italia in seguito ai conflitti verificatesi nell'area della ex Jugoslavia.

I Diamant Brin hanno suonato in svariati paesi europei ed extra europei e in contesti diversissimi, dai matrimoni alle rassegne musicali, dalle feste tradizionali alle jam session: nella loro musica si scopre tutta la ricchezza di diverse culture dell'area balcanica, assimilate sapientemente nella cultura popolare nomade di tradizione orale.

Il gruppo ha visto nel tempo la partecipazione di moltissimi musicisti; in questa occasione si avvale della collaborazione di due strumentisti della Scuola Popolare di musica Ivan Illich: Riccardo Pittau e Salvatore Panu.


MUSICA

sabato 15 giugno 2002 ore 21

TRIO MINLAN

in concerto

“Minlan” in lingua ewondo (Sud del Camerun) vuol dire “racconti” ed è proprio l'obiettivo che si prefigge questo trio appena formatosi a Milano.

I suoi membri sono portatori di storie da condividere, narrazioni che vanno dalla tenera infanzia alla condizione attuale.

Intendono essere di stimolo anche per il pubblico che coinvolgono attivamente e creativamente durante l'incontro (musicale).

Ciascuno può infatti, a partire dallo stimolo proposto, iniziare un viaggio interiore alla riscoperta del proprio essere e dei vissuti profondi, in un percorso di conoscenza delle proprie identità personali e sociali.

Il concerto si sviluppa in un alternarsi di percussioni, canti, racconti, ricordi, emozioni e suggestioni, attraverso un continuo scambio tra l'artista e lo spettatore.

Henri E. Olama Oyié

Chitarra, percussioni e voce principale.

Laureato in Filosofia all'Università degli Studi di Milano, formatore ed educatore sui temi dell'intercultura, fondatore del gruppo erranza e animatore del sito web www.erranza.com, collabora con vari Istituti di ricerca e con il prof. Duccio Demetrio, docente di Educazione degli Adulti all'Università degli Studi di Milano, con cui ha organizzato e organizza tuttora dei seminari sull'autobiografia.
Oltre ad aver fondato il Trio Minlan, Olama ha finora realizzato un cd musicale e prodotto diversi spettacoli musicali e teatrali.

Strumenti musicali: una chitarra acustica amplificabile Ovation "Tunderbold".

Odjaba Agbeko

Chitarra solista.

Dopo una lunga carriera di musicista professionista nel suo Togo natale e in giro per l'Africa, Agbeko è approdato in Italia. Il suo contributo nel Trio è quello di un maestro, colui che ha sempre qualche cosa da insegnare.

Strumento musicale: una chitarra elettrica Gibson

Etienne Mundum

Voce solista, coro e percussioni.

Laureando in chimica all'Università degli Studi di Pavia e allievo di canto alla Civica Scuola di Jazz di Milano, dove sta ultimando il suo percorso formativo. Etienne conta al suo attivo molte collaborazioni con gruppi musicali africani.

Strumenti musicali: Uno djembé e i congas


DANZA

domenica 16 giugno 2002 ore 21

“SIEMPRE LA MAREA TRAE CONSIGO”

SARTA DE CUENTAS

Il mare, dalla prospettiva della psicanalisi, rappresenta il doppio aspetto femminile, la grande madre che dona e toglie, premia e castiga; riserva di incalcolabili tesori e al tempo stesso, dimora de esseri che si nascondono nella nebbia, simbolo dell’inesauribile potenza vitale, ma anche di tutti gli abissi che fagocitano tutto. Il mare rappresenta l’inconscio.

“Siempre la marea trae consigo”, è uno spettacolo che cerca di entrare nella simbologia, spirito e atmosfera dell’opera e vita di un artista venezuelano: Armando Reveròn. Un artista che non si è mai separato dal mare e che costruì il suo spazio con i materiali che la natura gli dava. Gli oggetti e l’opera di Reveròn rivelano una maniera molto particolare di osservare il mondo circostante. Quando crea, il nostro artista non riproduce, cerca di catturare l’aria, la luce, l’atmosfera, l’ombra, il deserto, l’assoluto e il melanconico che fluttua intorno a ciò che ritrae, come se lì si trovasse il segreto delle cose di questo mondo e non nelle cose stesse.

In “Siempre la marea trae consigo”, la figura della donna acquisisce un significato enigmatico, come nelle creazioni di Reveròn, le sue bambole possono vedersi come carta, come giochi, come nudi che non devono mostrare la loro carne, come satire al perfezionismo delle donne all’ora di vestirsi o truccarsi, come esseri fantastici creati come rappresentazioni deformate dalla materia scura, bella e feroce del essere femminile.

Il gruppo venezuelano, di Caracas, Sarta de Cuentas cerca di non rappresentare una corrente o uno stile particolare; conduce la propria ricerca in un lavoro quotidiano, costante e divertito, con la sfida di mantenere e portare avanti un progetto artistico nel segno dell'attualità.

Considerano il loro lavoro come un lavoro culturale di educazione e coesione di arti differenti, e per questo la loro équipe di lavoro è composta da una larga scala di artisti e professionisti formatisi nell'ambito culturale e sociale del Venezuela, come la danza, la sociologia, le arti plastiche, la musica, l'educazione creativa, la fotografia, grafic-design, etc.

Sarta de Cuentas si basa su un progetto pedagogico e di ricerca della danza che li ha portati a realizzare una fusione tra la danza contemporanea e la danza africana, avvicinandoli ad una nuova proposta di movimento dove la danza tradizionale rappresenta il perno creativo e dove si coglie l'urgenza di darle un nuovo ruolo nelle arti e uno spazio di proiezione differente nella danza contemporanea.

 

 

The eye of Avi

Who is Avi Mizrahi?

Avi, our friend from Istanbul, Turkey is here this year (2010) to participate in Oltre… He is a university student in İstanbul studying Sociology and Media-Communication Systems.

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